Si può mangiare il salame in gravidanza?

Una delle domande alimentari più ricorrenti è proprio questa. “Posso mangiare il salame, o in generale gli affettati in gravidanza?” E la risposta è semplicissima.

E’ fortemente sconsigliato mangiare salame ed affettati in gravidanza, vediamo il perché.

Il salame, un alimento sconsigliato anche nella dieta extra gravidanza.

Il salame è un alimento

  • ricco di grassi saturi;
  • di basso apporto nutritivo;
  • realizzato con carni spesso di dubbia qualità;
  • contenente conservanti;
  • ricco di aromi non naturali (chimici).

L’infezione di toxoplasma, il motivo più importante per non mangiare il salame

I problemi sopra elencati sono da evitare sia per la mamma, che si troverebbe ad ingerire un alimento non sano, che per il figlio, che potrebbe assumere conservanti e additivi chimici tramite l’alimentazione della mamma.

In realtà c’è un ulteriore rischio nel mangiare salame in gravidanza (così come molti altri cibi), che è quello legato al toxoplasma e alla relativa malattia toxoplasmosi, che si può contrarre anche tramite il contatto con animali domestici.

Le carni non cotte, presentano questo rischio, ed il salame, così come le salsicce crude, in rarissimi casi può portare anche ad infezione da tenia (verme solitario). Queste patologie sono già estremamente fastidiose durante la vita di un essere umano non in fase gestazionale, mentre in gravidanza, portano a complicanze gravissime per il feto.

Il salame è quindi assolutamente da evitare. L’alimentazione, in gravidanza, deve osservare regole ferree per ridurre al massimo i rischi alimentari e permettere una sana crescita del bambino.

E se volessi comunque mangiare affettati?

Se proprio dovete mangiare degli affettati, per prepararvi un panino ad esempio, scegliete il prosciutto cotto, in cui il processo di cottura avrà sicuramente ridotto di molto il rischio toxoplasmosi.

Studi sulla correlazione tra insaccati e malattie cardiache e cancro

Consumare troppo salame e troppi insaccati in genere non fa bene alla salute. Questo è il risultato di uno studio dell’Università di Zurigo pubblicato poi su BMC Medicine, che ha dimostrato, su un campione di 10 differenti paesi europei, quanto malattie cardiovascolari, o anche cancro, siano correlate con il consumo di carne rossa, di insaccati e carni lavorate. L’analisi è stata condotta su una fascia di popolazione di età tra i 35 ed i 70 anni, prendendo in esame gli effetti di carne rossa (bovini, suini, equini, ovini) e carne bianca (pollo, tacchino ecc…) e poi di carne lavorata artificialmente, tra cui salami, prosciutti, salsicce, bresaola, insaccati di vario genere.

Il risultato della ricerca ha portato un dato allarmante, ossia che nelle popolazioni di alto consumo di carne lavorata ed insaccati, in cui si ha un consumo medio di carne giornaliera di 150 grammi, vi è una mortalità prematura superiore del 44%, e che inoltre, aumenterebbero del 72% i rischi collegate alle malattie cardiache, e dell’11% dell’insorgenza di tumori maligni.

Niente di nuovo. Sono decenni che il consumo di carni rosse è riportato dalla scienza come “dannoso alla salute”, soprattutto nell’era moderna, in cui le carni sono, per motivi commerciali, allevate con antibiotici, anabolizzanti, additivi chimici e aromatizzate con aromi non naturali.