Quando può iniziare a nuotare il neonato?

Alcune delle domande più ricorrenti dei primi mesi di vita sono:

  • quando posso iniziare a far nuotare mio figlio/a in piscina?
  • a che età posso fargli il primo bagno con il cloro della piscina seguito da un istruttore che mi spieghi come stimolare i sensi del piccolo?
  • su internet ho visto video di bambini che nuotano da neonati e che trattengono il respiro. Come è possibile?

La risposta non è semplice ed immediata e risiede, in parte nella differenza tra i neonati e nel loro comportamento una volta immersi in acqua, e l’altra nella scelta del genitore di affrontare prima o dopo la questione del nuoto.

La differenza di comportamento tra i neonati quando immersi in acqua

Come tanti lati e aspetti del carattere, anche l’approccio con il liquido porta bambini della stessa età anagrafica a comportarsi in modi anche a volte opposti.

Per meglio comprendere quanto di seguito esposto è fondamentale separare l’immersione parziale in cui in acqua entra solo corpo del bambino, con la completa immersione con la testa sotto il pelo dell’acqua.

Nell’immersione parziale infatti alcuni bambini iniziano a piangere in modo incessante e disperato, anche se si tratta di una piccola percentuale dei casi. Tale difficoltà è spesso manifestata per la differenza di temperatura più che per il fatto di rendersi conto di essere in un contesto differente da quello aereo. La presenza della mamma o del papà accanto al neonato è importante per rassicurarlo.

Con il tempo le immersioni in piscina o nell’acqua del bagnetto diventeranno normali al punto in cui, salvo problemi di temperature troppo alte o troppo basse, il bambino non piangerà più. Ricordiamo che la temperatura ideale, soprattutto nei primi mesi di vita, per l’immersione del bambino deve essere compresa tra i 35 ed i 38 gradi, con temperatura ottimale tra i 36 e 37 gradi centigradi.

La prima immersione completa

Per la prima immersione infatti, gli istruttori di nuoto dell’infanzia sono soliti soffiare sul viso dei bambini. Questa pratica porta istintivamente i bambini a chiudere il naso e la bocca e a trattenere il respiro, consentendo all’istruttore o al genitore che regge il neonato, di immergerlo interamente sott’acqua, dove il bambino continua a trattenere il respiro. Alcuni bambini si comportano in modo completamente opposto al soffio, ricevuto il quale spalancano la bocca e prendono fiato a pieni polmoni. In questi casi è rischioso tentare di portare il neonato in immersione completa.

Cercando su Google immagini “Immersione neonato in acqua” verrebbe da pensare che i bambini nascano con delle doti innate di nuotatore e che non vi sia alcun rischio nel mandarli sott’acqua.

E’ strano pensare che un bambino, completamente privo di esperienza e ignaro del funzionamento del mondo esterno, abbia delle capacità innate ereditate geneticamente (e che la scienza non spiega ancora) che gli conferiscono quella che in gergo è chiamata “acquaticità”.

Ci si riferisce all’acquaticità neonatale quando si parla di assenza di timore per l’elemento liquido che invece affligge gli umani in età adulta e che porta ad assumere un atteggiamento fortemente irrigidito appena si entra in acqua. Nei neonati, complice anche la permanenza per 40 settimane di gestazione all’interno del liquido amniotico, il bambino sviluppa la capacità di non bere l’acqua quando vi è immerso (salvo rari casi).

Spesso la paura dei genitori condiziona nel tempo il comportamento dei bambini. I neonati infatti vengono al mondo senza timori e tutto ciò che diventa parte del loro carattere razionale viene ereditato dalle persone che gli sono intorno, dai genitori agli amici di famiglia fino agli altri bambini con cui imparano a relazionarsi una volta a scuola. Nel bagnetto settimanale che viene fatto ai neonati o ai bambini, un genitore troppo apprensivo trasmetterà la paura di annegare al bambino, che nella maggior parte dei casi riesce a gestirsi da solo con l’elemento acquatico.

Mentre rimane un’attenzione fondamentale quella di guardare i bambini mentre sono in acqua, per assicurarsi che non anneghino per l’impossibilità di recuperare la posizione supina in caso di giramento a faccia in giù, si deve prestare massima attenzione a non trasmettere ansia (con azioni brusche o esclamazioni ad alta voce) qualora il bambino bevesse dell’acqua o immergesse il viso per qualche secondo (cosa che non può avere alcuna conseguenza se non qualche colpo di tosse per espellere l’acqua respirata).

Detto questo, quando potrà iniziare a nuotare il bambino?

Non vi è una risposta precisa a riguardo, se non quella che vi darete voi stessi con il vostro neonato, portandolo in piscina all’età di 3-4 mesi, assistiti da un esperto in baby nuoto, affidandosi a corsi in palestre dotate di tutti i sistemi di sicurezza e di primo soccorso. Alcuni bambini possono iniziare subito ad affrontare l’acqua, mentre altri bambini avranno bisogno di più tempo. Quello che conta è nuotare con loro, non forzarli a fare cose che non si sentono di fare (o che i genitori non si sentono di fare), e non considerare il nuoto come un momento-trofeo da mostrare in fotografia o in video, ma come un passo importante per lo sviluppo cerebrale del bambino, che va affrontato senza trasmettere ansia e insieme a mamma e papà.

Chiedete informazioni relative alla piscina, alla temperatura dell’acqua e alla quantità di cloro in essa presente, che nelle piscine dedicate ai neonati e bambini piccoli deve essere ridotto rispetto alla quantità utilizzata nelle piscine per adulti.

Per mantenere l’acquaticità conquistata sarà importante far praticare nuoto ai bambini nelle fasi della crescita onde evitare la perdita della confidenza acquisita, che rappresenta una parte fondamentale della sicurezza in acqua.

Benvenuti sono i corsi di nuoto, a patto che gli istruttori siano, oltre che qualificati, anche capaci di non incentrare il nuoto sull’aspetto agonistico, decisamente inutile per gli scopi salutari e didattici dello sport acquatico. Se possibile sarà quindi importante parlare prima con gli istruttori o assistere alle lezioni per capire come il bambino stia vivendo tale esperienza.