Il liquido amniotico

Il liquido amniotico prende il nome della sacca in cui è contenuto, ossia l’amnios. Il liquido contenuto nell’amnios avvolge il feto e lo protegge in una sospensione acquatica necessaria alla sopravvivenza del nascituro. Il liquido amniotico accompagna il bambino nella sua formazione sin dalle prime fasi dello sviluppo dell’embrione, fino a poche ore prima del parto, in cui si ha la famosa “rottura delle acque” (acque composte dal liquido amniotico).

Formazione del liquido

Il corpo della mamma produce il liquido amniotico partendo da una componente del sangue materno, ossia il plasma sanguigno, che viene drenato dal sistema circolatorio e riversato dal corpo materno nella sacca in cui cresce l’embrione. All’inizio del secondo trimestre, il bambino inizia le sue attività renali di purificazione dell’organismo espellendo urina, che contribuirà all’aumento di volume del liquido amniotico.
Anche una piccola parte delle feci del bambino (denominata meconio nella fase gestazionale) costituisce la miscela del liquido amniotico. Anche se può sembrare strano e poco igienico, il bambino beve continuamente il liquido amniotico abilitando e sviluppando il sistema digerente e la deglutizione. A differenza delle feci e dell’urina degli adulti, il bambino riesce a tollerare l’ingestione delle proprie urine poiché queste non contengono sostanze tossiche di scarto, come invece avviene negli adulti o nei bambini, che quotidianamente mangiano cibi che producono scarti tossici espulsi con le urine o con il sudore o con le feci.

Evoluzione del liquido

Durante la gestazione, l’unica variazione che avviene al liquido amniotico è quella relativa all’introduzione delle urine e del meconio, poiché per il resto la sua composizione non muta nel tempo e non dipende né dall’alimentazione materna né dall’acqua e dai liquidi bevuti dalla mamma. Il sacco amniotico infatti è completamente indipendente dall’apporto di liquidi con la dieta materna, che comunque deve mantenersi ricca di acqua per migliorare molti aspetti della gravidanza.

A cosa serve?

La natura non fa mai le cose a caso: il liquido rappresenta infatti un ammortizzatore degli urti esterni, proteggendo il bambino come un cuscino e al contempo impedisce al corpo materno e al bambino di schiacciare il cordone, da cui dipende la vita e lo sviluppo del bambino.

Il liquido contiene delle sostanze antisettiche che prevengono infezioni, e enzimi che contribuiscono alla sua crescita sana nel corpo materno. Al contrario della credenza comune, il liquido amniotico non contiene sostanze nutritive, che arrivano al bambino passando per il cordone ombelicale.

Una delle funzioni più importanti è la termo regolazione. Il liquido infatti mantiene costante la temperatura dell’ambiente di sviluppo. Viene inoltre inalato dal bambino, che durante la gravidanza non respira regolarmente. I suoi polmoni sono infatti chiusi, collassati; il bambino esegue delle inalazioni sempre più frequenti del liquido amniotico gonfiando i polmoni. In questa fase infatti anche l’ossigeno arriva dal cordone ombelicale e il bambino non subisce danni inalando acqua nei polmoni. Il liquido amniotico contiene enzimi e sostanze che aiutano i polmoni a svilupparsi. La mamma si può accorgere quando il bambino inala il liquido, poiché spesso tale attività è seguita da qualche minuto di singhiozzi.

Il prelievo del liquido amniotico

Detta amniocentesi, rappresenta un esame clinico che punta a raccogliere le cellule del feto (epidermide, mucose intestinali e cellule espulse da polmoni o reni) per analizzarne le caratteristiche attraverso un esame “citogenetico”, ossia di analisi del DNA cellulare. L’amniocentesi individua malattie genetiche, come le alterazioni cromosomiche (dalla sindrome di Down, o altre malattie metaboliche).

L’analisi quantitativa

In alcuni casi, le ecografie in gravidanza permettono al medico di individuare delle carenze di liquido amniotico o la presenza in quantità eccessiva dello stesso all’interno del sacco. L’analisi della quantità di liquido viene svolta dividendo virtualmente in quattro quadranti l’utero e misurando lo spessore del liquido nelle quattro aree, ottenendo un parametro noto come AFI (Indice di Fluido Amniotico), utilissimo per misurare la quantità del liquido che di norma diminuisce nelle ultimi fasi della gravidanza, quando ci si avvicina al parto e l’invecchiamento della placenta porta ad una riduzione del liquido. L’oligoamnios (riduzione del liquido) può essere sintomo di sofferenza fetale cronica o una perdita del sacco amniotico. In alcuni casi di oligoamnios si ricorre alla cosiddetta amnioinfusione, che consiste nell’inserimento di una quantità di liquido sterile (soluzione fisiologica) nel sacco amniotico.

La rottura del sacco amniotico

Di norma la rottura avviene nella parte inferiore prossima alla vagina, provocando un’immediata perdita ingente di liquido. Di norma la quantità di liquidi è elevata al punto in cui non è possibile non accorgersi della rottura, che avviene di norma dalla trentottesima settimana alla quarantesima o alla quarantesima inoltrata, attivando automaticamente, nel corpo materno, la fase del travaglio. In alcuni casi il sacco si rompe con una piccola fessura che non si estende successivamente, dando vita ad una perdita continua ma di piccola entità, fino a svuotamento del sacco. In caso di dubbi a riguardo è importante recarsi rapidamente in ospedale. A volte l’assenza di rottura oltre la 41°, 42° settimana porta i medici a praticare alcune manovre per rompere volutamente il sacco amniotico e dare il via al travaglio.

A volte la rottura è prematura e avvia prematuramente il parto con una nascita pre-termine. A volte la rottura anticipata è solo parziale e può richiudersi spontaneamente con una riformazione del liquido. In questi casi la diagnosi è fondamentale per attivare una terapia antibiotica per scongiurare infezioni dovute al contatto prematuro dell’ambiente interno al sacco amniotico con con l’esterno (il corpo materno). In questi casi è spesso possibile portare a termine la gravidanza.

Patologie del liquido

La più comune patologia è quella del cosiddetto “liquido tinto”, ossia la colorazione verdastra ed opaca del liquido amniotico, che in condizioni normali si presenta di colore giallo paglierino. Il liquido tinto è melmoso a causa dell’eccessiva quantità di meconio prodotto dal feto. In caso di espulsione di liquido tinto è importantissimo recarsi rapidamente al pronto soccorso poiché spesso le cause dell’anomalia del colore del liquido amniotico è causata da una sofferenza fetale. In alcuni casi il liquido tinto non è legato ad alcun problema del feto.