Idronefrosi materna in gravidanza

Questo articolo è stato sviluppato da un membro della redazione a seguito della propria esperienza personale e della scarsissima documentazione disponibile in rete riguardo l’argomento, dove i casi riferiti sono quasi sempre di idronefrosi fetale, situazione molto più frequente.

La diagnosi

Durante l’ecografia della 27° settimana il ginecologo ha evidenziato (quasi per caso) un problema al rene destro della mamma: una presunta cisti delle dimensioni di 6 centimetri, da tenere sotto controllo nei mesi successivi. Anche il rene sinistro sembrava interessato da un fenomeno simile, anche se di minore entità, circa 3 cm. Ormai, però, volevo vederci più chiaro ed essere rassicurata.

L’ecografia di conferma: si tratta di idronefrosi

Una visita presso un nefrologo (esperto di patologie renali) ha escluso l’ipotesi cisti e confermato la presenza di ristagno di urina nei reni con conseguente assottigliamento del parenchima. Questa situazione è dovuta ad un ostacolo che può trovarsi a qualsiasi livello del tratto urinario che va dai reni ed, attraverso l’uretere, arriva alla vescica. Il primo parere è stato decisamente allarmista, il nefrologo consigliava di decidere col ginecologo, la data migliore per un cesareo appena possibile.

Ovviamente, altri nefrologi ed altri medici sono stati chiamati in causa, ammorbidendo la prima considerazione fatta dal medico ma considerando comunque il problema come importante, al punto di prescrivere continue analisi del filtrato renale, nonchè l’urinocoltura, per scongiurare la presenza di infezioni, tutto ciò unito a ecografie renali ogni 15-20 giorni per controllare l’eventuale crescita dell’idronefrosi.

Nel mentre, alcune ipotesi sono state avanzate dai medici sull’origine del problema; molto spesso, infatti, l’idronefrosi è dovuta ad una anomalia congenita e può passare inosservata. La questione era quindi capire se la situazione fosse antecedente alla gravidanza che esasperava una situazione già esistente (ipotesi che tutti appoggiavano), oppure fosse dovuta esclusivamente all’utero ed alla sua pressione sugli organi interni.

L’idronefrosi può essere dovuta ad anomalie dell’uretere che può essere, ad esempio, strozzato o inginocchiato, creando un angolo ed impedendo il normale deflusso di urina dal rene alla vescica. Lo stesso effetto è dato dalla presenza di calcoli. La compressione, però, può venire anche dall’esterno, come in caso di masse tumorali o, nel mio caso, dall’utero sempre più grande.

La diagnosi viene fatta in seguito ad esami ecografici, scintigrafia o urografia uniti ad esami delle urine che danno indicazioni sul livello della funzionalità renale. Chiaro che la situazione è molto più grave se entrambi i reni sono interessati. La perdita della funzionalità è la conseguenza più grave alla quale si può giungere, ma prima, è molto più facile che il ristagno di urina porti ad infezioni con febbre, coliche, dolori in sede renale.

Il consiglio è di bere per apportare un ricambio al liquido ristagnante, ma senza eccedere per non sovraccaricare di lavoro il rene.

La terapia dell’idronefrosi è quasi sempre chirurgica e volta ad eliminare l’ostacolo, ma nel mio caso la questione era un po’ complessa.

Il follow up

Nelle settimane successive l’idronefrosi del rene destro è cresciuta da 6 centimetri a 9 centimetri (considerate che il rene ha un diametro di circa 12 cm), diventando quindi di II-III grado, mentre i valori di funzionalità rimanevano nella norma.

Vista la crescente preoccupazione del ginecologo (ormai il terrore delle denunce ha preso il sopravvento sul buon senso) e la sua intenzione di provocarmi il travaglio in tutti i modi con settimane di anticipo, sono andata in visita privata nel reparto nefrologia dello stesso ospedale, per udire la medesima sentenza: “Molto probabilmente è una situazione preesistente, non possiamo comunque fare ulteriori indagini al momento, dopo il parto si vedrà.” Durante le ultime 4 settimane non ho ripetuto ecografie per non crearmi ansie inutili, ho però sempre continuato le analisi delle urine.

Il panico del ginecologo lo ha portato comunque a farmi (inutili) manovre di scollamento del sacco, per accelerare la data del parto e la sua serenità; ormai ero comunque oltre termine.

A 15 giorni dal parto, ripetuta l’ecografia, l’idronefrosi era quasi completamente sparita.

La sola pressione dell’utero ne era stata la causa.

Risultato: tanta ansia inutile, tanto stress, tanto tempo e soldi spesi in visite ed analisi che potevano essere evitate.

Morale: la gravidanza è una situazione fisiologica, non una malattia.

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