Il diabete gestazionale

E’ frequente? Chi è maggiormente a rischio di diabete gestazionale?

Il diabete gestazionale è la condizione di diabete durante i nove mesi di gravidanza e si manifesta in Italia nel 17% delle donne che eseguono lo screening al test della glicemia. La predisposizione è per tutte le mamme in sovrappeso, o che hanno in famiglia casi pregressi di diabete gestazionale, e/o che ne hanno già sofferto in precedenti gravidanze. Di norma è legato alle abitudini alimentari della mamma.

Cos’è esattamente?

Il diabete gestazionale ha caratteristiche comuni con il famoso diabete di tipo 2, che affligge la popolazione generica e che di norma si verifica dopo aver raggiunto i sessanta anni di età, come risultato di uno stile di vita errato (alimentazione eccessiva o di scarsa qualità).

Questa tipologia di diabete si manifesta durante i nove mesi di gravidanza e può insorgere in un qualsiasi momento della stessa (non vi è una settimana precisa media, ma diciamo che dopo la 18° settimana si inizia a manifestare, anche se può insorgere anche verso la trentesima settimana o ancora più tardi.

Si tratta di un’incapacità del fisico di assorbire e convertire in energia gli zuccheri assunti con l’alimentazione e gli zuccheri in cui viene convertito il cibo. Gli ormoni della gravidanza, sconvolgono il flusso ormonale e l’assetto tradizionale del corpo umano, contrastando l’azione prodotta dall’insulina. Bloccandosi questo meccanismo, si arriva ad una concentrazione elevatissima di zuccheri nel sangue della mamma, che danno vita al diabete gestazionale.

Cosa comporta? E’ pericoloso?

Il diabete, non solo quello gestazionale, rappresenta un campanello di allarme importante e deve portare subito ad una revisione dell’alimentazione materna. Gli scompensi del metabolismo materno possono arrecare danni al sistema cardio vascolare e di conseguenza riflettersi sul bambino. Inoltre, gli zuccheri non digeriti dal corpo della mamma, si accumulano anche nel bambino, determinando una crescita dello stesso e quindi un peso maggiore alla nascita, il cui valore medio, nelle mamme afflitte da diabete gestazionale, è misurato in 4,4 kg.

Il pericolo di questa crescita del bambino è quello di generare problematiche in fase di parto e di dover ricorrere al parto cesareo. In alcuni casi però il diabete gestazionale porta ad un’importante sofferenza del feto con la conseguente morte del bambino (morte endouterina). Va detto che grazie alla diagnostica (l’esame mensile del sangue che vi prescriveranno) e ai trattamenti che vengono svolgi una volta diagnosticato il diabete gestazionale, tali rischi sono stati ridotti di molto negli ultimi decenni.

Va detto che comunque il pericolo per il bambino si protrae anche durante la vita extra uterina. La ricerca scientifica ha evidenziato infatti la possibilità per il neonato di sviluppare in vita il diabete di tipo 2.

I valori degli esami per individuarlo?

La diagnosi è estremamente semplice e non richiede esami dedicati. Viene infatti diagnosticato con le normali analisi del sangue in cui si controlla il valore della glicemia in tre differenti momenti:

  • a stomaco vuoto;
  • dopo l’assunzione di una quantità pari a 75 grammi di glucosio;
  • a due ore dall’assunzione.

I risultati dei tre esami del sangue dovranno riportare valori non superiori rispettivamente a:

  • 93 mg di glucosio;
  • 180 mg di glucosio;
  • 153 mg di glucosio.

Il valore sopra specificato è da intendersi per decilitro di sangue materno. Uno dei tre valori superato determina la presenza di diabete gestazionale. L’esame viene di norma richiesto nel periodo che va dalla 22° settimana e la 28° settimana di gestazione. E’ infatti inutile tentare di diagnosticarlo precedentemente alla ventiduesima settimana, poiché in tale periodo la rilevazione non è semplice, mentre non si deve superare la ventottesima settimana per assicurarsi di individuarlo per tempo utile a correggere la dieta materna o intervenire con farmaci per ridurre le complicazioni.

 

La terapia più importante: la dieta

La prima cosa da fare è intervenire sulle dinamiche di alimentazione della mamma, riducendo l’apporto dei grassi, dei carboidrati e degli zuccheri. Si dovrà inoltre ricorrere all’attività fisica anche leggera, che è oramai assodata come cura per ridurre la concentrazione di zuccheri nel sangue. Una camminata lenta e rilassante, di un’ora al giorno sarà sufficiente a ridurre notevolmente il diabete, ma prima di tutto si dovrà cercare di ridurre la quantità dei cibi ingeriti e di migliorarne la qualità.

Nei casi peggiori in cui i valori degli zuccheri nel sangue fossero oltre le soglie di sicurezza i medici opteranno per cure a base di insulina, con un monitoraggio molto stretto che consentirà di controllare i valori glicemici e verificarne la riduzione a seguito dell’inizio della terapia.

Le ecografie della gravidanza aiuteranno il medico a comprendere se il diabete gestazionale stia o meno influendo nella crescita del bambino portandolo ad uno sviluppo eccessivo. Anche qui, nei casi di crescita oltre i limiti, si interverrà somministrando insulina.

Dopo il parto scompare?

Una volta che il bambino sarà nato lo squilibrio ormonale tenderà a scomparire, determinando la scomparsa dei fattori che hanno dato vita al diabete gestazionale.

Il diabete infatti scompare nel 99% dei casi dopo il termine dei nove mesi. Nei casi restanti il problema è quindi da associare ad uno scorretto stile di alimentazione della mamma. Il consiglio è quello di modificare immediatamente lo stile di vita e dell’alimentazione.