Cellule staminali del cordone: donare o conservare?

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All’inizio della gravidanza, se non ci si è già passati, si pensa alla conservazione del sangue cordonale come un semplice problema economico. Una spesa intorno ai 2.000 euro, che però va fatto per “il bene del bambino”. Quando poi si affronta davvero la questione chiamando una delle tante aziende del settore che vi offrono la crioconservazione del cordone, iniziano ad arrivare i primi dubbi.

Perché conservare il cordone.

A quanto emerge dagli opuscoli delle aziende che offrono la conservazione, i motivi sono molti: tenere da parte delle preziose cellule staminali di vostro figlio al fine di poterne disporre in Svizzera, Inghilterra o in altri luoghi, in caso di necessità. In caso di bisogno infatti, si impegneranno a fornirvi le cellule e in alcuni casi, anche a indennizzarvi con 10.000 euro di contributo spese. Una formula allettante per il prezzo di un paio di migliaia di euro. Niente per la salute e l’amore verso il vostro bambino.

Uno dei motivi per cui avrebbe senso conservare il cordone è il fatto di poter eventualmente un giorno curare all’estero malattie che in Italia non vengono curate per vincoli etici (la presenza del Vaticano o leggi ancora non adeguate al progresso scientifico).

Qualcuno vi dirà (le banche della conservazione privata) che è un importante investimento per il futuro. Una scommessa sul progresso scientifico. Attualmente infatti le sperimentazioni in corso sono le più disparate e in alcuni casi promettenti, dalle lesioni spinali, all’ictus, fino al Parkinson e Alzheimer, sclerosi multipla, distrofia muscolare, infarto, SLA e altre malattie.

In alcuni casi sono stati osservati miglioramenti anche nei casi di paralisi cerebrale di alcuni bambini trattati con cellule staminali e tutto lascia presagire che in futuro vi saranno importanti sviluppi scientifici per l’utilizzo delle staminali per risolvere patologie oggi incurabili.

Perché non conservare il cordone.

Qui la questione si fa molto più ampia e spinosa. Analizziamo, tanto per iniziare, cosa è stato di recente contestato dall’antitrust alle sei banche private che operano nel settore: pubblicità ingannevole.

  • “Regala al tuo bambino una vera e propria assicurazione biologica”.
  • “Il cordone ombelicale di tuo figlio offre le cellule staminali che potranno un giorno salvargli la vita”.
  • “Proteggi la salute di tuo figlio. Conserva le cellule staminali del cordone ombelicale”.

Si tratta di messaggi pubblicitari presenti negli opuscoli e nelle brochure delle principali aziende di crioconservazione, e che sono state dichiarate “ingannevoli” dall’Antitrust, che a riguardo ha chiesto al governo di intervenire.

Le banche finite sotto osservazione sono le private Smart Bank, Cryosave Italia, Futura Stem Cells, Future Health, Sorgente e Crylogit Regener, tutte multinazionali che operano anche con sedi in Italia. Si tratta di società con sedi legali a San Marino, Svizzera, Gran Bretagna, Belgio e altri paesi europei, e a cui decine di migliaia di famiglie ogni anno affidano la conservazione del sangue cordonale.

Il sangue viene estratto dal cordone dal’ostetrica al momento della nascita e inserito in particolari sacche di conservazione, che a mezzo corriere, vengono spedite alla sede di conservazione, dove viene tenuto a circa -197 gradi centigradi in azoto liquido.

Le formule di conservazione vanno dai 20 ai 25 anni.

Tutto questo per assicurare al vostro bambino la certezza di avere una riserva importante che un giorno potrà salvarlo dalla malaugurata situazione di sviluppo di malattie curabili con le cellule staminali.

Ma è davvero così che funziona la questione? Davvero il cordone crioconservato può facilitare la vita di vostro figlio?

Non proprio. Purtroppo la maggior parte dei siti web e degli opuscoli delle banche private di conservazione del cordone non contengono informazioni complete e corrette. Il fatto stesso che la letteratura scientifica in merito affermi che le cellule non possono essere crioconservate per più di 10-12 anni contrasta con i 25 anni offerti dalle banche. Anche in quanto a applicazioni terapeutiche delle cellule non vi è un’informazione corretta. Il trapianto di cellule autologo (cioè cellule del bambino trapiantate nel bambino stesso) ha una compatibilità del 25% circa; decisamente al di sotto della possibilità di trovare un donatore di cellule compatibili nella banca internazionale in cui confluiscono le donazioni del cordone fatte negli ospedali pubblici accreditati, che è del 75%.

Inoltre, quello che le banche private non dicono, riguarda le procedure per il rientro delle cellule in Italia, che non può in alcun modo rientrare se non sotto autorizzazione del Ministero della Salute. L’omissione di questo particolare è fondamentale, poi vedremo perché.

Le tre tipologie di donazione

Esistono tre tipologie di donazione che possono essere eseguite al momento del parto (previa preparazione di documenti, acquisto Kit, richiesta di autorizzazioni ecc…):

  • conservazione autologa (vietata in Italia). E’ proprio quella per cui si ricorre alle banche private e che richiede di portare all’estero i campioni di sangue. Questo tipo di conservazione non permette a nessun altro di utilizzare le cellule staminali, se non per il vostro bambino (o membri della sua famiglia);
  • donazione eterologa (consentita in Italia) e che è possibile in circa 350 ospedali italiani;
  • donazione dedicata (consentita in Italia), e che consente a famiglie che hanno possibilità provate di sviluppo di malattie, o familiari già malati, di raccogliere il campione di sangue per uso familiare, al fine di aumentare le possibilità di compatibilità per il trapianto di cellule staminali.

Mentre nel primo caso sarà necessario pagare le banche private, negli altri due casi il servizio sanitario nazionale si farà carico dei costi rendendo la donazione e la conservazione gratuita. Al momento in Europa vi sono 19 banche pubbliche in cui sono storate oltre 35.000 unità di sangue cordonale.

Etica ed egoismo, o semplice verità?

Sembra quindi che l’unico caso non contemplato in Italia sia quello della conservazione autologa, ossia per sé stessi. Quasi come se l’egoismo celato in questo genere di scelta fosse da perseguire.

In realtà, approfondendo la questione da un punto di vista scientifico, il problema non è morale o ideologico, ma scientifico.

Tutta la letteratura scientifica e la ricerca di oltre due decenni di trapianti di cellule staminali dimostrano che alla base della conservazione autologa mancano fondamenta scientifiche forti da poterla giustificare, rendendola inutile per colui che dona.

E’ sufficiente contattare l’Adoces (Associazione Donatori Cellule Staminali) ed in particolare il presidente dell’associazione, Licinio Contu, genetista esperto che spiega le motivazioni per cui non ha senso conservare le proprie cellule ad uso personale.

Ha senso conservare le cellule staminali nelle banche private?

Le staminali del cordone ombelicale sono in grado di rigenerare globuli rossi, bianchi, piastrine ed in teoria, di dare vita ad ogni tessuto del corpo. Le cellule staminali, sanno fare questo in modo molto più proficuo ed efficiente delle cellule staminali contenute nel midollo osseo.

Nella medicina oggi si utilizzano le staminali per curare linfomi, anemie, malattie metaboliche, leucemie e talassemie. Tali cellule vengono somministrate tramite un particolare tipo di trapianto, che nei casi di donatori esterni è più efficace, dal punto di vista del rigetto, rispetto al trapianto autologo.

La cosa più importante però riguarda il fatto che se un bambino sviluppasse una delle patologie sopra descritte, curarlo con le cellule staminali del bambino stesso (quindi fallate) potrebbero condurre ad una recidiva e non risolvere il problema. In poche parole, il difetto genetico potrebbe essere presente sin dalla nascita e provocare una recidiva.

In tal caso, la conservazione autologa sarebbe inutile.

Al contrario, la conservazione sarebbe utilissima per consentire il trapianto ad un parente malato. La possibilità però di una donazione nell’ambito familiare è così rara che il sangue cordonale avrebbe maggiore possibilità di essere utile con una donazione eterologa che mantenendolo preventivamente in famiglia. Diverso è il caso in cui invece il mantenimento in famiglia è a causa di un’accertata patologia tra familiari, per cui le cellule diventerebbero utili nell’immediato. In tal caso ha sicuramente senso la donazione dedicata.

Qualora non vi fossero in famiglia precedenti di malattie familiari, la probabilità di utilizzare il proprio cordone depositato in una banca privata nei primi 20 anni della vita del bambino sono una su 23.000, quindi lo 0,004%. E anche se il fratellino sviluppasse una malattia da curare con le cellule dell’altro familiare, ci sarebbe solo il 25% di possibilità che le cellule staminali siano compatibili.

E’ fondamentale invece dire che le possibilità di trovare delle cellule staminali compatibili nelle banche pubbliche sono di 3 su 4, con dei tempi di attesa estremamente ridotti (intorno ai 20-30 giorni).

Si stima che al momento oltre 900.000 sacche di sangue cordonale siano crioconservate nelle banche private di tutto il mondo, e che in rarissimi casi sono state impiegate per uso terapeutico, quando se fossero state donate alle banche nazionali sarebbero potute essere utilizzate da molte altre persone.

Si stima inoltre che in Italia oltre 160 milioni di euro siano stati spesi per la conservazione del sangue del cordone. Un lauto banchetto per le aziende del settore.

Sono mai rientrate cellule in Italia dopo la conservazione all’estero?

Sempre dall’Adoces arrivano i dati dei rientri in Italia:

Delle circa 60.000 unità esportate dai primi anni 2000, ad oggi ancora nessuna ha fatto ritorno in Italia per impiego terapeutico, né autologo, né per l’aiuto di un familiare, mentre del totale delle unità di sangue cordonale conservate con la donazione eterologa nazionale, oltre un migliaio sono state trapiantate in pazienti malati italiani ed esteri.

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