Alcol in gravidanza

Partiamo da una realtà riconosciuta: l’alcol è una sostanza tossica per tutti, anche per gli adulti che sembrano sopportarlo meglio. Detto questo si capisce bene quanto possa far male a un bimbo, sin da quando è nella pancia della sua mamma.

Ogni volta che lei beve, infatti, il piccolo beve con lei: attraverso la placenta, l’alcol (insieme ai prodotti della sua degradazione) raggiunge l’organismo del feto che, però, non è ancora in grado di metabolizzarlo in modo efficace come invece sanno fare gli adulti. Il piccolo rimane di conseguenza esposto più a lungo agli effetti nocivi dell’alcol e i danni che possono prodursi sono diversi: disturbi nello sviluppo delle cellule e degli organi (in particolare a carico del sistema nervoso), problemi neurologici, crescita ridotta della testa.

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Naturalmente, non tutte le esposizioni all’alcol nel grembo materno comportano problemi gravi per la salute del bimbo perché sono diversi i fattori che concorrono a procurare eventuali danni: la quantità di alcol consumato, le modalità di consumo (frequente o occasionale), l’epoca di gravidanza, l’interazione con altre sostanze (fumo di sigaretta, medicinali), la predisposizione genetica…

La giusta dose non esiste, così come non esiste la “modica quantità”.

Questo non deve indurre comunque a un atteggiamento superficiale: diversi studi hanno dimostrato che a causare danni possono essere già piccole dosi di alcolici e anche l’Istituto Superiore di Sanità mette in guardia chiaramente sul fatto che, oggi come oggi, non si possa indicare una quantità “di sicurezza” sotto la quale si è certi che l’alcol non produca danni. in sostanza, il consumo di alcol senza rischi per il bambino non esiste, e per ogni donna incinta sarebbe decisamente saggio rinunciare completamente alle bevande alcoliche, di qualsiasi tipo.

Le possibili alternative

Per i superalcolici non ci sono alternative di nessun tipo, mentre se il desiderio di birra si fa sentire davvero forte è possibile ricorrere a quella analcolica: anche se non procura la tipica sensazione di calore dovuta all’alcol e non induce euforia, è una bevanda gradevole, in tutto simile nell’aspetto e nel sapore alla birra normale. Va detto che, secondo la legge italiana, un pochino di alcol (fino all’1,2%) lo può contenere anche la birra analcolica: si tratta dì una quantità davvero modesta che comunque suggerisce di limitarne il consumo.

Quanto al vino, quello senza alcol non esiste, ma se proprio non se ne può fare a meno perché non sostituirlo con il succo d’uva? Del frutto di partenza mantiene il potere antiossidante e del vino, mantiene il colore.

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